News 31/03/2026
"Esci da quella stanza". Come e perché riportare i nostri figli nel mondo

In un incontro dedicato all’emergenza educativa, Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, Barbara Tamborini, psicopedagogista e scrittrice, docenti, educatori e genitori si sono confrontati sulla necessità di sottrarre gli adolescenti al "flusso" digitale per restituirli all'esperienza, al limite e alla bellezza della relazione fisica. "Esci da quella stanza" è il titolo dell’evento, seguito da un gran numero di persone, che si è svolto il 30 marzo all’Auditorium Banca Valdarno di San Giovanni, su iniziativa del Sistema Museale del Valdarno Superiore, dei Licei Giovanni da San Giovanni, dell’Isis Valdarno, degli Istituti Comprensivi Masaccio e Marconi e con il fondamentale contributo di Valdarno Mutua e di Banca Valdarno.

Il titolo scelto non era solo un imperativo o un invito pragmatico, ma un grido d’allarme rivolto a famiglie ed educatori chiamati a impostare un progetto con soluzioni efficaci e condivise. L'iniziativa ha acceso i riflettori su una generazione che rischia di smarrire il contatto con il reale, chiusa in un guscio digitale che offre "iper-possibilità" virtuali a fronte di una crescente paralisi nel mondo fisico.

Il punto di partenza è stato biologico: la mente dei bambini è un "panetto di argilla" che la comunità educante ha il compito di modellare attraverso l'esperienza multisensoriale. Dalle stringhe delle scarpe all'uso dei pastelli, ogni gesto fisico è un cablaggio neuronale. “Nutrire la mente è responsabilità degli adulti”, hanno ricordato i relatori, eppure oggi assistiamo a una deprivazione della multisensorialità. Gli adulti, spesso paralizzati dalla paura del rischio, tendono a sostituirsi ai ragazzi nelle sfide concrete, impoverendo il loro bagaglio di competenze.

Per far uscire i figli dalla "stanza", fisica e metaforica, sono necessari - è stato il suggerimento ai presenti dei due esperti - tre passaggi fondamentali che il mondo online sta pericolosamente affaticando, a partire dal contatto con il limite assicurato solo dalla relazione con l’altro. Gli adulti devono tornare a essere "rompiscatole", pronunciando "no" necessari che consentano ai ragazzi di misurarsi con i propri confini. E poi l’esplorazione: il virtuale è una via di fuga che presenta un conto salato e invece ai ragazzi serve protagonismo reale, non delegato. Non ultima l’elaborazione di sé: bisogna imparare a leggere ciò che il corpo comunica. La bellezza di un percorso non è il traguardo, ma il tragitto stesso. Oggi la velocità del digitale abbrevia i tempi, rendendo le esperienze meno "depositabili" nella memoria emotiva.

E se la parola dell'anno 2025 è stata "Rage Bait" (contenuti sulla rete creati per suscitare rabbia), è chiaro che l’ambiente online non favorisce l'iperstimolazione e la crescita con il risultato di una perdita della capacità di meravigliarsi davanti a stimoli semplici.

Pellai e Tamborini hanno quindi evidenziato un paradosso grottesco: “Ragazzi capaci di muoversi in mondi virtuali infiniti, ma incapaci di sparecchiare un tavolo o portare i bicchieri in mensa”. Questa disconnessione genera una stanchezza patologica, tipica del soggetto depresso, che indica la mancanza del desiderio di fare. “La stanchezza non dovrebbe appartenere all'adolescenza; se c'è, è il segno di una ricerca di felicità non trovata”, hanno commentato.

 

Infine un appello alle famiglie. Lo smartphone è diventato la via di fuga più veloce per risolvere i contrasti e gestire gli stress emotivi, ma "essere il miglior adulto possibile" per un figlio significa accettare la fatica del dialogo. La strategia suggerita è duplice. Da un lato la rete: i genitori non devono essere soli, ma fare squadra per "tenere la posizione" di fronte alle pressioni del digitale; dall’altro allenare il senso critico, non smettere mai di porre domande, specialmente quelle a cui nessuno riesce a dare una risposta immediata, per riaccendere il pensiero profondo.

"C'è speranza", è stata la conclusione di un pomeriggio di riflessione e che ha suscitato grande interesse, perché la crescita è un tempo di potenziamento. Se abbiamo trattato i nostri figli come "bicchieri di cristallo" rendendoli fragili, è tempo di restituire loro la libertà di rompersi, di sporcarsi e, finalmente, di uscire nel mondo.

In rappresentanza del Sistema Museale del Valdarno sono intervenute Valentina Zucchi, direttrice del Museo delle Terre Nuove, che ha ricordato come l'arte e la bellezza possano contribuire a scardinare le sbarre invisibili dell'isolamento, e Michela Martini nella duplice veste di docente che ha promosso il progetto e direttrice del Museo della Basilica di San Giovanni.

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